30 novembre S. Andrea Protocleto Patrono di Massa

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30 novembre S. Andrea Protocleto Patrono di Massa

Messaggio  m.azzurra il Ven Mag 15, 2015 9:05 pm

Il 30 Novembre si celebra la commemorazione del Martirio di Sant'Andrea Protocleto, il Patrono di Massa.
Conosciamolo meglio



Sant'Andrea Protocleto


I: L'infanzia e la gioventù

Andrea nacque a Betsaida, 6 anni prima della venuta di Christos, in una famiglia umile. Suo padre era un pescatore, un'attività in cui Andrea si dedicò con successo e che gli permise di sviluppare una notevole intelligenza.
Il ragazzo trascorse tutta la sua giovinezza nei pressi del lago della sua terra natale, e crebbe in sapienza e dolcezza, calorosamente circondato dalla falsa credenza in molteplici dèi.

A volte, e sempre più man mano passava il tempo,il suo cuore si domandava, senza riuscirsi ad esprimere, sulla sua fede verso questi dèi di cui egli nutriva istintivamente parecchi dubbi. Per Andrea essi erano la rappresentazione umana di esseri divini, costruita sul modello degli uomini; non certamente esempi di virtù.

Un giorno sentì parlare di eventi miracolosi che accadevano in Giudea, dove pareva fosse nato un profeta. Purtroppo fu costretto a rimanere sulle rive del lago.


II: La Chiamata



... Andrea, divenuto ormai adulto, era a pescare, come al solito, con il fratello Simone e altri amici.
Fu allora che uno sconosciuto vestito di stracci s'avvicinò al lago. Il suo aspetto sembrava ispirato: pareva un sant'uomo, ma senza i ricchi ornamenti di seta e pietre preziose che di solito adornavano i sacerdoti.

* Chi è quest'uomo? *

Si chiese Andrea, quando questi lo apostrofò con dolcezza:

"Pescatore, come va la tua pesca?"

"- Non male".
Rispose Andrea senza convinzione, concentrato nonostante tutto sul suo lavoro.

Suo fratello e i suoi amici lo chiamavano perchè continuasse il suo lavoro.

Ma lo sconosciuto lo guardò con dolcezza e riprese:

"- Pescatore, qui tu vivi giorni monotoni ... La tua vita è sprecata qui. Ti osservo da qualche giorno e vedo un destino più grande in te. Questa mattina, l'Altissimo mi ha ispirato: non vorresti lasciare il lago per diventare un missionario? Seguimi, e incontrerai altri uomini, consacra la tua vita a Dio.
Io sono Tanos. Ho vissuto con il Profeta Christos, e vengo a recarti la sua parola, che è la parola dell'Unico Dio."


Andrea sentì il proprio cuore fare un balzo, e anche se il futuro per lui era ignoto, fu con una certezza che non aveva mai provato prima che annunciò agli amici e al fratello:

"Seguirò Tanos, e farò della mia vita un regalo gradito all'Unico Dio!"

Tanos sorrise e chiese:
"Qual è il tuo nome?"

"- Andrea".

"A partire da oggi, ti chiamerai Andrea Protocleto (che è chiamato per primo), poiché sei il primo che chiamo a condividere la mia Santa Missione!"


Andrea abbracciò l'Apostolo, e corse dal fratello e dagli amici, che lo scrutavano ansiosi di cercare di capire cosa stesse accadendo, per dire loro semplicemente:

"- Ho trovato la mia strada, ho udito la Chiamata."

Andò a casa per raccogliere le sue cose e dire addio alla famiglia, e seguì senza rimorsi la scia dell'Apostolo Tanos.
Partirono all'alba, dopo che Tanos l'ebbe battezzato sulle rive del lago. In seguito, ogni pescatore amava visitare il punto esatto dove fu benedetto Andrea. In quel luogo i pesci erano più grandi e più numerosi.

III: La separazione e la schiavitù


Lungo la strada, Tanos, meravigliato dall'intelligenza del suo discepolo, insegnò ad Andrea il messaggio di Aristotele e di Christos.
Un umile pescatore che poteva disquisire così sottilmente dei misteri dell'Altissimo era certamente lui stesso uno dei Suoi Doni!

Tanos gli insegnò tutto ciò che poteva, in modo che Andrea diventasse l'equivalente di un sacerdote del nostro tempo, e che nessuno potesse distoglierlo dalla Vera Fede.
Ma i giorni di amicizia e cooperazione tra i due uomini si conclusero bruscamente.
Infatti, giunti in vista di una città della regione, i due uomini caddero vittime di in un'imboscata. I banditi li separarono e prelevarono Andrea, il più forte dei due, per venderlo come schiavo al porto.
Fu un mercante greco di Patrasso, Teognosto, a comprarlo e imbarcarlo all'alba come cambusiere per tutto l'equipaggio della sua nave.
Non rivide mai più l'amico Tanos.

IV: La tempesta e il primo miracolo

Andrea, seguendo i precetti di Tanos non recriminava mai sulla propria sorte. Non maledì mai il momento che cambiò il suo destino. Pregò a lungo, tanto a lungo quanto l'Onnipotente gli permise di fare. Un giorno, una grande tempesta sconvolse il mare e i venti. Divenne evidente che lo scafo della barca di Teognosto, sballottato dalle onde, rischiava di fracassarsi. La disperazione prese possesso dei marinai. Andrea alzò allora la voce e cominciò a pregare Aristotele e Christos per la salvezza di tutto l'equipaggio. A queste parole e vedendo il volto di Andrea illuminarsi, i marinai lo seguirono nella preghiera. E all'improvviso, miracolosamente, il mare si calmò, il sole apparì da dietro le nubi ... Teognosto, impressionato da questo miracolo, ordinò l'immediato rilascio di Andrea e gli rivolse parole di ammirazione:

"Salve a te, o grande mago. Ma dimmi, quali sono i tuoi dèi, che sono tanto potenti da fermare la tempesta?
"

Andrea rispose: "Pagano, non vi è che un solo Dio. Egli è superiore a tutti, più alto degli elementi e oggi avete assistito a una prova della sua misericordia. Voi avete pregato nel suo nome e questo vi ha salvato. MostrateGli la vostra gratitudine, ascoltate la Sua Parola."

Dopo aver così parlato, Andrea compì il suo primo atto di sacerdote: gli fu richiesto di convertire tutti i membri dell'equipaggio della galea. Finì per diventare amico di Teognosto, che lo volle come precettore dei suoi figli.

V: La Comunità e i nuovi viaggi

Arrivato a Patrasso, città natale di Teognosto, Andrea si diede un gran daffare. Assunse in pieno il ruolo di precettore, mostrando a quei giovani la luce della Vera Fede. Si sforzò di diffondere la dottrina di Aristotele. Con l'aiuto di Teognosto, Andrea costruì una comunità numerosa e benorganizzata, basata sui principi della generosità e della condivisione. Fu quindi ricompensato per i suoi sforzi dallo stesso Papa Tito, che, venuto a conoscenza delle sue azioni, gli inviò una lettera piena di gratitudine, nella quale affermava che egli sarebbe stato un cardine della Chiesa futura.
Quando poi Tito inviò la sua famosa lettera a Lino, quest'ultimo ereditò il suo messaggio e scoprì la lista di fedeli dei quali si sarebbe potuto aspettare aiuto.

Agiografia di Tito l'Apostolo, Primo tra gli Apostoli, Padre della Chiesa

Scrivo questa lettera dalla mia prigione poichè penso che la mia missione stia oramai giungendo al termine.

Scrivo a te Lino, amico mio, perchè desidero che tu prosegua dopo di me ciò che il nostro salvatore Christos ha cominciato in Giudea e per cui è morto martire.

Io non so che ne è stato degli altri Apostoli; ti incarico di ritrovarli e organizzare la diffusione della Fede e la formazione dei nostri preti. Non cedere mai alla tentazione di sguainare la spada, ma non cercare nemmeno con ostinazione di morire inutilmente nel martirio, perchè la vita è un dono prezioso che il Nostro Creatore ci ha offerto.

La Chiesa deve divenire una comunità visibile, che si riconoscerà per quattro caratteristiche, essa dovrò essere: una, santa, aristotelica e apostolica.

Il legame che riunisce la divina quintessenza al fine di mantenerci vicini al Creatore non esiste che per Sua volontà e per la mediazione di Christos e dei Suoi Apostoli. Poichè fu a noi che per primi venne donato questo legame; ed esso verrà tramandato per effetto dell'infinita misericordia di Dio attraverso coloro che permarranno fedeli al messaggio dei Profeti.
Il messaggio divino, trasmesso dai Profeti, deve essere custodito e salvaguardato da coloro che abbracciamo come vescovi tra i vescovi, grazie ai quali sarà impossibile per la Chiesa di Christos cadere in errore e divenire infedele al Dogma.
E' ugualmente necessario bandire tutte le altre sette che usurpano il nome della Chiesa. Poichè sono ispirate dall'eresia o dalla Creatura Senza Nome, esse sono tra gli errori più nocivi, sia per la retta dottrina, sia per la corretta morale.
Nonostante che il cammino sarà lungo, ho visto in sogno che tu giungerai a Roma per terminare l'edificazione di ciò che diverrà il cuore della nostra comunità di fedeli alla Parola che ci venne insegnata dal Messia in persona.

Conto su di te amico mio, per continuare il cammino che ho iniziato con Chirene, Calandra, Adonia, Elena, Ofelia, Uriana, Tanos, Paolo, Niccolò, Samot e persino quell'infedele di Dagiu...

Il messaggero che ti reca questa mia ti consegnerà anche un mazzo di chiavi, una delle quali apre la cripta dove ci riuniamo in segreto, potrà guidarti e proteggerti, ma bada di rimanere nell'ombra, poichè per ora i nostri nemici cercano di farci scomparire. Trovarai inoltre in questa cripta sette porte, ciascuna può essere aperta con una delle chiavi che ti ho fatto portare. Dietro la settima porta si trova la lista dei nostri più sicuri fedeli, con i quali potrai continuare la nostra opera.


Andrea faceva parte di questa lista, e Lino lo nominò in seguito vescovo della nuova Diocesi di Patrasso.

Poi un giorno, una barca attraccata a Patrasso portò degli uomini da Est che erano in cerca di Andrea. Una volta che l'ebbero trovato, il comandante disse:

"Andrea, noi siamo abitanti della Sarmazia. Durante i nostri viaggi per i mari, abbiamo sentito parlare dei vostri miracoli, della vostra saggezza e vi chiediamo di voler accettare l'invito a educare il nostro popolo secondo i principi del Dio che pregate!"

Sorpreso e felice all'idea di portare altre pecorelle smarrite sotto la protezione dell'Altissimo, Andrea prese congedo dalla Comunità, dal fedele amico e dai bambini di cui si era occupato. Teofilatto, figlio di Teognosto, lo accompagnò nel viaggio. In seguito sarebbe divenuto l'infaticabile assistente di Andrea.


VI: Nelle terre sarmatiche


Andrea e Teofilatto si dedicarono alla predicazione in quelle terre barbare, dove gli uomini vivevano nell'ignoranza e nela rozzezza. Insegnavano la giustizia, la generosità, la temperanza e tutte le altre virtù di Aristotele. Essi inoltre fondarono diverse comunità, dando vita così alle prime radici delle Chiese Orientali.
E poi un giorno, i potenti e spietati tiranni locali decisero di arrestare Andrea con l'intenzione di giustiziarlo perchè denigrava i loro dèi. La gente, spontaneamente e senza paura, diede inzio a grandi processioni nei pressi del carcere dove il Vescovo era rinchiuso. Ma senza risultato, poichè il tiranno rimaneva fermo nella sua determinazione di condannarlo. Poi, una notte, una grande luce attraversò la cella di Andrea e un bellissimo essere alato liberò il prigioniero e lo portò nella piccola cappella costruita grazie alla generosità della popolazione. Quando il tiranno venne a sapere del miracolo accorse armato da capo a piedi con i suoi scagnozzi per uccidere Andrea. Eppure il Vescovo lo aspettava calmo e sorridente, con indosso una tunica bianca.

"Fratello mio, come vedete l'Altissimo mi ha protetto. Non temo le armi degli uomini. Pentitevi delle vostre azioni e accettate il perdono di Colui che è a tutti Superiore. I vostri peccati vi hanno reso cieco, e le vostre azioni sono frutto del malvagio influsso della Creatura Senza Nome."


Pareva che Andrea stesse stringendo la mano del tiranno: gli scagnozzi rimasero a bocca aperta, immersi in un silenzio stupito. Improvvisamente il tiranno lasciò cadere la spada, facendola precipitare al suolo:

"E' vero, sento questa voce nella mia testa, la voce della morte. Aiutami, ti prego!"


Andrea vinse così il suo primo duello con la Creatura Senza Nome. In riconoscimento l'ormai ex tiranno fece costruire una magnifica cattedrale e fece del vescovo il suo braccio destro. Nulla poteva impedire la conversione di tutta l'Europa.

VII: Ritorno a Patrasso, poi l'Italia

Andrea sentiva una certa stanchezza, ma il suo cammino terreno non era ancora terminato. Un messaggio dal suo amico, Teognosto, lo convinse a ritornare a Patrasso. Lasciò la direzione della comunità a Teofilatto, ordinandolo vescovo, e salpò per la Grecia. Dopo un lungo viaggio, al suo arrivo, tutti lo accorsero a dargli il benvenuto. La comunità aveva prosperato e si era ingrandita, e già lo venerava come un santo. L'altro figlio di Teognosto, Teodoro, venne ordinato e divenne a sua volta vescovo. Andrea decise poi di ritirarsi in un lontano eremo, per occuparsi del suo spirito. Ma una nuova richiesta lo raggiunse e nonostante la sempre crescente fatica, si diresse a Sarzana in Italia, dove avevano luogo molte persecuzioni. Il suo ultimo atto è lo condusse sulla via del martirio.

VIII: Il martirio


Sbarcato a Ravenna, Andrea proseguì il viaggio via terra fino a Sarzana, dove la gente salutò il suo arrivo con lodi e corone.

"Fratelli e sorelle," disse il vescovo, "Io vengo a liberarvi dalla tortura e per donarvi la luce dell'Altissimo. Ma ricordate, non sono qui per far cadere i potenti, io sono venuto per aiutarli a combattere contro la loro ignoranza e i loro peccati!"

Andrea venne arrestato e condotto dal Procuratore Imperiale prima ancora che la folla potesse reagire.

"Dunque tu sei il capo di questi ribelli, che deridono gli dei e si rifiutano di adorare l'imperatore!" gridò e sputò sulla sua tunica bianca.

Andrea:"Io porto la verità e la pace. Voi non cercate altro che la sommossa, la guerra, il sangue per servire unicamente la tua ambizione e il desiderio dei vostri sacerdoti in carriera! Prestatemi orecchio, e allontanatevi dall'influenza del male!"

Ma questa volta le orecchie del Procuratore rimasero chiuse, e si mise a ridergli in faccia. La pia popolazione di Sarzana e di tutta la regione vennero a rendere omaggio al santo uomo, come era successo in Sarmazia. Il Procuste iniziò a preoccuparsi dell'ordine pubblico e interdì le porte della città a tutta la folla che si era radunata. Poi si affrettò a pronunciare la sentenza contro Andrea: Crocifissione! La vigilia dell'esecuzione, Andrea si mise a pregare Dio perchè scacciasse la paura dalla sua mente e gli donasse il coraggio di presentarsi come un vero martire della Fede. Egli pregò che la sua morte servisse a sigillare la sua testimonianza e il suo lungo servizio nella diffusione delle parole di Aristotele e di Christos.
Il giorno della crocifissione, Andrea chiese che la sua croce venisse eretta in forma di X, perché giudicava di non essere degno di imitare la morte del Profeta. Fu di fronte alla cittadinanza in lacrime che il Vescovo morì, sotto un cielo nuvoloso.
Procuste, che era stato scossa da dubbi per tutta la notte, vide la sua risposta quando una luce attraversò le nuvole e illuminò il povero corpo crocifisso. Una colomba si posò sulla testa di Andrea e vi depose una piuma bianca e una lisca di pesce. Il Procuratore, come colpito, cadde in ginocchio e disse:

"Sono stato cieco!" Egli era veramente un sant'uomo!"


Ordinò quindi di seppellire il corpo nello stesso luogo di cui divenne in seguito il Santo Patrono, e su cui venne costruita una magnifica Cattedrale.


Reliquie del corpo del santo, croce del martirio, lettera di San Tito.
Festa patronale: 30 novembre, commemorazione del martirio
Detti:
-I vescovi devono essere come i pescatori: umili, molto laboriosi, e devono sapere dove gettare l'amo.
-Non c'è terra che non sia pronta per il messaggio di Dio.
-Apri gli occhi! Non sei tu chi agisci, ma la creatura Senza Nome che si è impadronita di te.

Trascrive per Ariberto



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