La soffitta

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dalla Vita di Christos, dai capitoli X e XI

Messaggio  m.azzurra il Sab Feb 06, 2016 7:44 pm



Dalla Vita di Christos, dai capitoli X e XI


Ci avvicinammo a Gerusalemme, l'immensa e popolosa città di un popolo ricco e cosmopolita.

Attraversammo le grandi porte per avventurarci nel centro della città, arrivando a un grande luogo brulicante di attività. Infatti, questo era il luogo dove venivano scambiati i beni, dove molti commercianti vendevano frutta, verdura, tronchi di legno... o anche vestiario come scarpe, pantaloni, cappelli.

In questo luogo regnava un frastuono assordante. E così, quanto Christos si diresse alla fontana centrale e parlò alla popolazione, tutti si fecero silenziosi, e non si sentì altro che la sua voce dolce e chiara fluttuare nel silenzio.

"Uomini e donne di Gerusalemme" disse "venite a me e ascoltate la parola di Dio. Lui vuole condividere il suo amore con voi. Amatelo e voi Lo colmerete di gioia, e questa gioia sarà anche nelle vostre anime. Allontanatevi dal Suo amore e Lui ne sarà addolorato, e questo dolore sarà la vostra più grande sofferenza."

Poi una folla si riunì attorno a Christos, ed erano molti quelli che chiedevano di lui:

"Ma chi sei tu, straniero, per conoscere così bene dell'amore di Dio?"

Christos rispondeva loro: "Io sono Christos di Nazareth, il messia, guida e specchio della divinità, Dio è in me. Il profeta Aristotele ha annunciato la mia venuta, affinchè vi mostrassi la via da seguire per vivere nell'amore dell'Altissimo."

Ma qualcuno ancora dubitava delle sue parole, e disse: "E come facciamo a sapere se ciò che dici è il vero, o se le tue parole non sono che miele per distrarci e distogliere le nostre orecchie dal Suo vero messaggio?"

Christos allora rispose: "Vedete anche voi stessi, dal momento che siete rimasti in silenzio mentre parlavo, e che vi siete tutti radunati qui vicino a me! Ascoltate i vostri stessi cuori gridare la loro fede che si nutre con le mie parole. Guardate semplicemente intorno a voi! In questa folla riunita intorno a me molti disabili si sono alzati per ascoltarmi, molte persone gravemente malate si sono avvicinate, senza nemmeno accorgersi che ora sono completamente guarite, molti uomini vecchi e stanchi hanno trovato una nuova giovinezza ascoltandomi. Questo è perchè Dio ci ama, e quelli che mi ascoltano e mi credono sono benedetti da Lui."

A questo punto tutti erano sorpresi, e la voce che Christos, annunciato da Aristotele, era finalmente giunto si diffuse velocemente in città. Di conseguenza, di tutti quelli che portavano in loro una qualche traccia di umano e divino, tutti quelli che da molto tempo si erano allontanati dai culti pagani, tutti questi lasciarono i loro mestieri e cercarono di raggiungere il messia per poterlo sentire parlare il quel posto.

E tutta la città si riunì attorno a Christos. E lui continuava a parlare, più tranquillamente che era possibile.

"Vedete, questa città di Gerusalemme soffoca dalla sua stessa mancanza d'umanità.
Avete perso i valori della condivisione e dell'amicizia. Ma avete perso soprattutto il più importante fra tutti: la fratellanza!
Questa città soffoca per l'assenza di carità e amore! Pensate alla mensa dei poveri; chi di voi ha mai preparato un pasto o dato del pane ai vagabondi?
"

E la gente abbassava gli occhi, vergognadosi di mancare di questa generosità. Una di loro, il cui nome era Natchiachia, alzò verso il messia il suo volto, e gli disse:

"Maestro, cosa dobbiamo fare per vivere nell'amore di Dio?"

Così Christos le rispose con un sorriso:

"I fedeli di Dio, coloro che hanno appreso gli insegnamenti di Aristotele e che vogliono seguire la via che vi mostro, devono formare una comunità di vita. Questa comunità troverà il suo senso, e permetterà a ognuno di vivere nella virtù, se è unita in quell'amicizia reciproca che ognuno dei suoi membri deve provare verso i suoi simili. Per guidarvi, sarò il padre di questa comunità, ne stabilirò i principi, e i miei successori faranno alla stessa maniera dopo di me."





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l'organo

Messaggio  m.azzurra il Sab Feb 06, 2016 7:47 pm

Poco prima che i fedeli con in testa il Suddiacono Gian Galeazzo entrassero in chiesa per il rito,
Fratello Baldovino e Fratello Belisario presero posto accanto all'organo e da lì intonarono
L'ALLELUjA




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Vita di Christos, brani tratti dai capitoli XIII, XIV, XV, XVI e dall'Epilogo

Messaggio  m.azzurra il Sab Feb 06, 2016 7:50 pm



Dalla Vita di Christos, brani tratti dai capitoli XIII, XIV, XV, XVI e dall'Epilogo




Christos si rivolse poi a noi, suoi apostoli, che aveva nominato suoi vescovi.





Ci disse:

"E voi, amici miei, dal momento che dovrete consacrarvi completamente a Dio, come faccio io, amare nella maniera in cui si condivide amore fra esseri umani sarà per sempre proibito. Voi dovete amare l'umanità, e non un essere umano in particolare. Dunque il matrimonio non sarà per voi, e nemmeno l'atto carnale."

E dal momento che alcuni apostoli erano delusi da questa regola, cominciarono ad arricciare il naso e a borbottare fra loro parole spiacevoli. Christos li guardò, e disse loro:

"Queste restrizioni saranno il prezzo del vostro impegno. Imparate ad amarle, perchè vi permetteranno di portare avanti la vostra santa missione."

Ma Dagiu, la cui carne era molto debole, guardò Natchiachia con sguardo lussurioso. Inoltre, era di indole gelosa e non aveva apprezzato nè l'amichevolezza che Christos aveva dimostrato nei confronti del centurione, nè la particolare benevolenza che mi aveva dimostrato vista la mia giovane età. Questo fu il perchè si alzò, irato, ed esclamò:

"E perchè mai dovrei rispettare ciò? Perchè mai dovrei obbedire a un impegno che non mi riguarda? Tu ci hai dato la carica di vescovi, ma ti sei tenuto gelosamente il ruolo di guida della Chiesa."

Allora Christos gli rispose con calma:

"In verità io ti dico questo: io detengo il comando perchè sono il più capace per guidarvi. Lungo il cammino che abbiamo percorso sono stato come un padre, un papà che prende cura di voi. Ma questo si paga con la stanchezza e la fatica. Il mio ruolo è difficile e logorante... mi stanco perchè porto sulle mie spalle il peso della sofferenza di tutti gli uomini.
Ma tu Dagiu, vedo la rabbia corrompere il tuo volto, sappi che l'incarico che vi ho affidato è altrettanto nobile, e sarà anche difficile. Inoltre, per assistervi nei vostri compiti, potrete nominare altre guide, altri pastori che avranno la responsabilità su ogni città. E voi sarete quelli che decideranno i miei successori.
"

Ma Dagiu era furioso, doveva essere stato corrotto dalla creatura senza nome perchè non poteva ottenere nessun vantaggio personale, e ci lasciò all'istante. Christos lo guardò senza dire nulla.

Il pasto si consumò in un clima molto gioioso, e tutti i convitati erano felici di festeggiare la nascita della nuova Chiesa di Aristotele. Ma notai allora che gli occhi di Christos avevano una strana espressione, colma di tristezza e malinconia. Era più silenzioso del solito, eppure molti dei suoi apostoli non se ne resero conto, occupati come erano nel pianificare pace e amore.

Come vi ho detto, a me , invece, l'atteggiamento di Christos non era sfuggito... desiderando di saperne di più, mi avvicinai a lui e gli chiesi:

"Maestro, perchè sei così pensieroso? Cosa c'è che non va?"





Allora mi sussurrò:
"Samot, mio giovane amico, fedele fra i fedeli, non hai forse visto che Dagiu ci ha lasciato? Indubbiamente per complottare contro di me. Quel pover'uomo dev'essere stato corroto, ma egli ha compiuto il suo destino così che la profezia sia compiuta!"

E Christos, che sentiva la sua fine avvicinarsi, mi guardò con espressione così commossa, così rabbuiata, che tuttora mi fa tremare la gola nel momento in cui scrivo queste righe.

"Samot", mi disse, "quando sarò morto, viaggia per il mondo e diffondi la buona novella, così come vi ho chiesto. E quando sarai vecchio scrivi la mia storia così che sia conosciuta e udita. Ricordalo molto bene, perchè non lo dirò due volte... aspetta... sento già le guardie arrivare!"

E infatti, il pavimento tremò sotto il peso dei calzari dei legionari. Le discussioni all'improvviso cessarono, lasciarono il posto a un silenzio inquieto. Un ufficiale e le sue guardie entrarono nella stanza. Al fianco dell'ufficiale stava Dagiu; e quest'ultimo indicò Christos col dito, dicendo:

"E' lui! E' lui! Con la barba lunga là, quello grosso! Come un acciarino prima di appiccare il fuoco! Ha appena complottato contro l'ordine stabilito!"





A quel punto le guardie si gettarono su Christos, cacciando via tutti gli apostoli che cercavano di frapporsi. Un soldato mi scaraventò a terra perchè mi reggevo forte alla tunica del mio messia. Infine, lo afferrano e lo condussero forzatamente fuori dalla stanza. Non appena fui di nuovo in piedi, mi aggrappai al mantello di un soldato, nella speranza di farlo barcollare, e l'ufficiale ordinò che venissi catturato anche io. Così fummo entrambi portati nel palazzo del procuratore, Pietro Ponzio.

Arrivati nell'uffico del procuratore,
"Così tu sei quello che si fa chiamare il messia, la guida, lo specchio della divinità? E tu disturbi l'ordine della città?"
"Ascoltà" disse Pietro Ponzio "da quando sei arrivato a Gerusalemme le cose in città hanno cominciato ad andare male, il pane è raffermo, le verdure appassite, il pesce puzza, e la carne è nauseante. Tutto questo perchè ora la gente non vuole fare nient'altro che ascoltarti. Inoltre, indebolisci il potere di Roma e i nostri culti pagani, spacciando stupidaggini più grosse di te sull'amore, e tutte queste fesserie a cui nessuno crede!





Christos fece un gran sorriso prima di rispondere:
"Sì, lo so. Il vostro impero si muove come la ruota di un mulino. Ogni meccanismo si trova nel posto appropriato per nascita, e puntualmente raggiunge lo scopo per cui è stato creato. E beneficiate di questo controllando la gente, e forzandola a lavorare per paghe indecenti. Ora, ecco che io, che porto la verità, sono di disturbo, non c'è da stupirsi... lo conosco un tizio che lo dice molto bene: il primo che dice la verità, si farà ammazzare!"

Pietro Ponzio disse allora: "Cosa, tu non approvi la schiavitù? Anche se viene applicata su altre tribù che ne fanno uso a loro volta?"

"No" affermò Christos "la solidarietà ora deve varcare le mura della città! Siamo tutti umani, e in quanto tali creature di Dio. ”

Pietro Ponzio era pensieroso... dichiarò allora:
"Christos, tu sarai bandito. Per ora sei rilasciato.”

Allora Christos si stupì dalla sentenza, e pronunciò queste parole:
"Procuratore! Mi puoi bandire, ma in qualsiasi città mi troverò, mi comporterò esattamente allo stesso modo, e sarò lo stesso pericolo per tutti gli Imperi e le repubbliche che formano il mondo!"

Ponzio si adirò, e gli rispose: "Dal momento che ti credi così saggio, e che mi hai fatto venire l'acidità di stomaco, sarai crocifisso come gli agitatori, e prima, dal momento che mi hai fatto perdere tempo e disturbato la digestione, sarai torturato. Non c'era bisogno di venirmi a cercare!"

Poi Ponzio fece caso alla mia presenza, ed ebbe pietà di me e della mia giovane età, vedendomi in lacrime. Si rivolse a una delle sue guardie dicendogli:
"Quanto a lui, levatemelo di torno, andate via!"

Ma Christos mi afferrò per la manica, e fece in tempo a sussurrarmi all'orecchio:
"Il mio corpo soffrirà mille torture, ma questo affinchè la vostra anima non le debba subire. Quando pregherete l'Altissimo, consacrate il pane e il vino dell'amicizia, simboli del mio corpo e del mio sangue, per non dimenticare mai il mio sacrificio per voi. Inoltre rendete anche omaggio a coloro che, nella loro virtù, saranno esempio ai vostri occhi dell'amore che è dovuto a Dio. In verità, non esiste omaggio più grande a Dio che amare senza nulla chiedere in cambio."

La coorte dei legionari era riunita attorno a Christos, con Ponzio e il Gran sacerdote pagano in testa, a cavallo. Si dirigevano tutti, in un lento corteo, verso la collina dei condannati... Una folla sempre più numerosa, il cui clamore riempiva le strade e saliva verso il cielo, li seguiva.

Nulla poteva fermare il convoglio, nemmeno le grida di Natchiachia e degli apostoli...
La salita fu dolorosa e stancante, specialmente in quella giornata calda e triste. Il sole illuminava la natura e la città, coprendola con uno strato di inquietudine e tensione. Ma questo non impedì alla folla di riunirsi e di piangere per la morte di un uomo che avevano appena iniziato ad amare.





Inchiodarono Christos a una grande croce di legno, che poi issarono sulla cima della collina. E così Christos si trovò là in alto, dominando tutti gli altri esseri umani... Come un agnello, era stato sacrificato sull'altare dell'ordine stabilito, poichè aveva messo in discussione la società del tempo e i suoi falsi valori.

Christos morì dopo ore di agonia... agonia durante la quale pregava l'Altissimo e guardava gli uomini amassati sotto al sole. Fu solamente quella sera, quando l'aria si rinfrescò e il cielo si scurì, che morì esalando l'ultimo respiro.





Fu a quel punto che dal cielo un grande raggio di luce squarciò le nubi nere e minacciose e avvolse il corpo di Christos. E senza far sparire questo alone luminoso, dei tuoni rimbombarono nel cielo, e all'improvviso dei fulmini terrificanti calarono dal cielo, colpendo violentemente il suolo, come a volerlo punire per aver lasciato che questo crimine tremendo venisse perpetrato... In una terrificante esplosione della violenza degli elementi, fu il turno di una pioggia battente, che allontanò i romani dalla collina dei condannati e inzuppò il terreno, come per lavarlo dal sangue di Christos; questo sangue che si poteva vedere fluire giù dal pendio, mescolato al sangue al sudore e alle lacrime degli altri condannati.

Ma dopo un istante la natura si calmò, la pioggià smise di cadere, i fulmini cessarono, i tuoni rimbomanti si fecero silenziosi e le nuvole sparirono, vinte da un raggio di luce sempre più grande che ora innondava la collina.

Fu allora che vedemmo apparire, in questo alone benigno, una nube di angeli celestiali. Discesero tutti dal cielo con grazia, volando sopra alla collina. Raccolsero il corpo del messia, guida e specchio della divinità, e lo assunsero in cielo, portandolo con loro per unirsi al trono di Dio.

Ricordate in modo particolare il suo messaggio... vivete come visse lui, perchè lui è un esempio da seguire. Egli stesso mi disse diverse volte:

"Che tutti gli uomini e le donne seguano la via che ho indicato e Dio ricompenserà i giusti al momento del giudizio."







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Dalla Vita di Aristotele, brani tratti dal Dialogo III - L'anima e dal Dialogo IV - L'avvenire dell'anima

Messaggio  m.azzurra il Sab Feb 06, 2016 7:53 pm



Dalla Vita di Aristotele, brani tratti dal Dialogo III - L'anima e dal Dialogo IV - L'avvenire dell'anima


Aristotele e la sua famiglia abitavano già da qualche mese a Pella, la capitale della Macedonia. Nicomaco, suo padre, era infatti stato nominato medico personale del re di Macedonia, Aminta II. Aristotele cresceva in saggezza sotto la guida illuminata del suo precettore. Un giorno, di ritorno dalla palestra, Aristotele si sedette su una fontana della corte interna della casa paterna, e chiese al suo precettore:

Aristotele: “Maestro, grazie a quale meraviglia l’uomo è in grado di pensare, mentre gli animali non lo sono?”

Epimanos, il suo precettore, gli rispose:

Epimanos: “Chi può avere la presunzione di leggere il libro della natura ed estrapolarne i segreti degli dei? Ti dico questo, Aristotele: non sappiamo se gli animali pensino oppure no. L’uomo pensa, questo è certo. Ma gli animali? Ci troviamo forse nella loro mente?”

Aristotele: “Non siete d’accordo, nobile maestro, che l’uomo è incessantemente in cerca di novità?”

Epimanos: “Sì, certo, è raro vedere l’uomo star fermo e accontentarsi di ciò che possiede e di ciò che sa.”

Aristotele: “Purtroppo sì, è davvero raro, e spesso mi dico che l’uomo farebbe meglio a essere felice nella vita semplice degli antichi. Resta il fatto che tale ricerca incessante si riscontra senza sosta nell’uomo. Ma dimmi, nobile Epimanos, questa ricerca dell’uomo non è forse la prova più evidente della sua intelligenza?

Epimanos: “Ho capito che vuoi dire: se l’uomo non cercasse senza sosta, allora questo significherebbe che si accontenta di ciò che ha ricevuto, che non innova, che neanche pensa. Di fatto, solo questa curiosità dell’uomo ci garantisce l’esistenza della sua mente.”

Aristotele: “In effetti era proprio quello che volevo dire. ..."

...

Aristotele: “Che cosa c’è dopo la vita, Epimanos? Quell’anima unica che l’uomo possiede e che ci distingue dagli animali sopravvive a questa vita?

Epimanos: “Non lo so Aristotele. La mia scienza si concentra sulla vita e non sulla morte. Posso dirti come viver bene, com’essere felice e conoscere gli esseri nella vita di tutti i giorni, ma non so dirti quello che c’è dopo la morte.”

Aristotele: “Puoi dirmi come vivere bene? Esaminiamo questo. Non sei d’accordo che per compiere un atto intelligente bisogna prevederne le conseguenze?”

Epimanos: “Sì, certo, così si evita di fare errori, di agire male o di giudicare male le situazioni. È importante prevedere.”

Aristotele: “Sì, è quello che mi hai insegnato fin dalla mia più giovane età. Ma se ti va, facciamo un esempio: immaginiamo che tu voglia sposarti. Sei d’accordo che si tratta di un impegno definitivo, e che dovrai scegliere con cura?”

Epimanos: “Certo! Le nostre leggi non prevedono il divorzio, quindi credo che colui che intende sposarsi debba regolare tutti i suoi atti perché tale matrimonio sia felice, sennò sarebbe una vera e propria pazzia!”

Aristotele: “Quindi pensi, come me, che questo matrimonio si debba organizzare ancor prima di prendere l’impegno solenne: bisogna tentare di correggere i propri difetti, di rendersi piacevoli e buoni, affinché tutto vada per il meglio il giorno delle nozze.”

Epimanos: “Se tutti seguissero questi consigli ci sarebbero più matrimoni felici, ma penso comunque che sia quello che bisogna fare.”

Aristotele: “Sono contento che ci troviamo d’accordo. Dunque per vivere bene bisogna sapere quello che c’è dopo la morte.”

Epimanos: “Eh?! Qui non ti seguo più. Che vuoi dire?”

Aristotele: “È semplice: esattamente come il matrimonio, la morte è un evento definitivo. Bisogna dunque prepararvisi con cura. Se c’è una vita dopo la morte, allora la vita che conduciamo prima della morte deve essere consacrata alla preparazione della vita dopo la morte. Esattamente come la nostra vita prima del matrimonio deve essere consacrata alla preparazione della nostra vita dopo il matrimonio.

Epimanos: “Ho capito dove vuoi arrivare. Per te la morte non è altro che un passaggio che conduce a un’altra vita?”

Aristotele: “Sì, e la nostra vita presente deve essere consacrata alla preparazione di quella vita futura.”

Epimanos: “Ma perché allora quella vita futura sarebbe più importante di quella presente? E come puoi essere sicuro della sua esistenza?”

Aristotele: “Ti ricordi della nostra discussione sulla differenza fra gli animali e gli uomini?”

Epimanos: “Sì, me ne ricordo benissimo. Dicevi che c’era una differenza tra i due, che l’uomo era intelligente mentre la bestia non cercava nulla di nuovo.”

Aristotele: “Sì. Ma come fa l’uomo a cercare la novità, come fa per creare in se stesso e intorno a lui questa novità?”

Epimanos: “Ebbene, se considero la mia esperienza, direi che ho delle idee che mi vengono, e che sembra non vengano a nessun altro che non sia io, e che rifletto su queste idee.

Aristotele: “Sono giunto alla stessa conclusione. Quello che mi ha colpito è che tutto ciò non venisse da ciò che mi circonda, ma da me stesso, dalla mia interiorità. Sembrava…”

Epimanos: “Immateriale, vero?”

Aristotele: “Sì, immateriale. Non era la conseguenza di un’impressione sensibile ma di un’impressione immateriale, spirituale.”

Epimanos: “Capisco. Ma quali conclusioni si possono trarre? È evidente che queste impressioni vengono dalla nostra anima.”

Aristotele: “Sì, ma ciò vuol dire che la nostra anima è immateriale, poiché l’immateriale non può venire dal materiale. Nessuno può dare ciò che non ha. Non sei d’accordo?”

Epimanos: “Sì, detto in questo modo è comprensibile. Ma dove vuoi arrivare?”

Aristotele: “Mio padre è medico, Epimanos, e mi ha più volte descritto la morte: la materia si imputridisce, si disintegra sotto l’effetto del tempo. Guarda intorno a te: la morte è sempre contraddistinta dalla distruzione della materia.”

Epimanos: “Sì, tutto passa in questo mondo, e quello che gli antichi hanno costruito è già quasi tutto scomparso.”

Aristotele: “Ma se prendi qualcosa che non è composto di materia, esso scomparirà?

Epimanos: “Non mi pare: se non è composto di materia non può disintegrarsi. Non morirà. Così il pensiero di un uomo come Pitagora sarà eterno e sarà ancora vivo tra più di mille anni.

Aristotele: “Pensi dunque che le cose immateriali non possano morire?”

Epimanos: “Con tutto quello che abbiamo detto fin qui, credo sia una cosa stabilita.”

Aristotele: “Allora anche la nostra anima, che è immateriale, deve essere immortale. Quando moriamo il nostro corpo scompare, ma la nostra anima resta. Ed è precisamente questa vita dell’anima ad essere la vita futura. È questa vita che la nostra vita presente, nel nostro corpo, deve preparare.





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Re: La soffitta

Messaggio  m.azzurra il Sab Feb 06, 2016 8:00 pm

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