Il Testamento di Aristotele

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Il Testamento di Aristotele

Messaggio  m.azzurra il Sab Ago 29, 2015 10:58 pm

E' evidente che io non vedrò la nuova luna. E tuttavia, tanto s'è fatto che la volontà di Dio si è compiuta. In ogni caso il viaggio della mia vita riceverà una rapida fine.
Sano di mente, voglio scrivere il mio testamento; in effetti, mi sembra che io non sia capace di spiegarlo a parole. Mi resta poco tempo e le ultime forze del mio corpo vogliono affidarel'ultimo dei miei doni a Seleuco e ai suoi discendenti.

Ieri, ho di nuovo visto in sogno la città e la sua fine.

Ho pensato che io sarei ricevuto come un fratello, ma ho accolto questo pensiero con indifferenza. Tutto era contemporanemante somigliante e differente. Lì, io ho riconosciuto diverse persone; ancora una volta, la città era divida in tre classi: quella degli agricoltori, quella dei guerrieri e quella dei re-filosofi: tuttavia, la concordia era solo una facciata. Allora ho avuto paura. Il primo sogno sarebbe stato dunque una vana menzogna, una vana fantasmagoria?

Considerando più attentamente quell'ordine politico, io mi sono reso conto che i re-filosofi, almeno quelli che sono aristocratici e sacerdoti, si erano discostati dagli altri cittadini. Gli unici istruiti alla filosofia e ai sacri misteri avevano interdetto agli altri cittadini di filosofare, vale a dire di meditare sul senso dei sacri testi.
E questo è veramente vergognoso. Si sono riservati la libertà di condurre le cerimonie necessarie per accogliere gli uomini al cospetto di Dio, e quella libertà, loro se la prendono attraverso un culto, come se la pietà non fosse sufficiente a consacrare un uomo a Dio. Così essi divennero una casta molto diversa di uomini, rifiutandosi perfino di generare dei discendenti, ai quali trasmettere, per vincolo di sangue, la natura della loro anima.

In quella città non c'è stata più unità, il rispetto e l'amore per gli altri fu distrutto quando fu distrutta l'eguaglianza di fronte alla legge...
E' stata permessa una reale amicizia solo fra quelli della stessa casta. Allo stesso tempo, i nobili che sono gli unici ad essere istruiti di filosofia e di cose sacre per lo studio dei misteri, non si distiguevano particolarmente per educazione e per autocontrollo, opprimendo gli altri.

In verità, i re-filosofi contrallavano e proibivano, brandendo i segni distintivi del potere, e non agivano diversamente se non dispoticamente, impedendo il culto alla maggioranza dei fedeli. Era necessario che i sacerdoti utilizzassero le tante assemblee per incoraggiare la gente ad esaminare le cose divine, che ci insegnano, discuterle e contestarle. E molto ancora, è stato necessario che alcuni di questi sacerdoti andassero ad incontrare i fedeli per portare ovunque la parola di Dio.

Avevo inoltre la sensazione che i re-filosofi addetti agli uffici religiosi cedessero anche al culto di Bacco. Molti erano effettivamente ubriaci, e non cercavano di distogliere i fedeli da queste dissolutezze, molti dei quali si riscoprirono sotto gli effetti dell'intossicazione. Piansi in silenzio, afflitto dal dolore, e inclinai di lato il mio capo.

Al mio risveglio nel tirarmi su, io pensai ai miei discendenti. A Teofrasto, al quale sarà ingiunto di portare a termine la costruzione di questa città e sorvegliare in modo che essa non si corrompa.
Che l'ultimo sogno sia un monito sulla condotta da evitare.
Che la metà del cibo raccolto sia dunque distribuito a tutti i poveri della città.
Che il vino conservato nelle cantine della città sia donato alla mia cara bambina Poseidonia.
Che le tavolette, scritte in lingua orientale, siano riunite, conservate e nascoste in un luogo sicuro.

Che mai sia che gente male intenzionata possa conoscerle.

Mi auguro che nei tempi a venire sarà consentito alla città ultimata di disvelare i misteri di queste tavolette.
Possa il pasto preparato in onore della mia dipartita verso Dio essere abbondate, gradevole e ricco di crostacei. Io ho sempre pensato che fossero disgustosi e demoniaci.
Possa il mio corpo essere interamente cremato su una pira di legna, ardendo lentamente.

Ho passato tutta la mia vita a consigliare gli di non... [lacuna]

In Calcidica

Aristotele

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