SAN GALVANO DA LODI

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

SAN GALVANO DA LODI

Messaggio  m.azzurra il Ven Lug 24, 2015 11:52 pm

[rp]SAN GALVANO DA LODI



L'infanzia
Galvano nacque nell'anno 852 nei pressi di Lodi, citta' del Principato di Milano, in una famiglia di umili genti, il cui cuore era rivolto, anche nel lavoro, all'osservanza dei precetti aristotelici. Vispo e in possesso di una salute ottima (caratteristica ereditata dal padre, ma che, con l'adolescenza, parve a tutti avesse ricevuto quasi come un dono divino, sicche' tra la gente si spargeva la voce che, se in cielo il sole fosse splenduto alto, lo si sarebbe capito da quanto vivace era il ragazzo al risveglio), pareva destinato al mestiere del taglialegna come il padre boscaiolo, il quale lo aveva sin da bambino spinto a sperare di diventare bravo e ad agio con l'accetta. Passo' qualche anno, e Galvano assunse una corporatura robusta, temprata dal lavoro in foresta, sebbene conservasse la semplicita' della piu' tenera eta': sembrava ora che il suo vigore davvero giovasse di ogni raggio di sole, e che al contraro questa peculiarita' fosse tale da renderlo tuttavia spossato dopo il tramonto sinoltre le ore buie del riposo notturno, in cui il suo sonno veniva a volte disturbato da sensazioni spiacevoli. Le prospettive dei suoi familiari si dissolsero nel nulla quando un di' transitarono alcuni distaccamenti dell'esercito ducale mandati a pattugliare le citta' di confine; crebbe a tal punto in lui il desiderio di seguirli, che un giorno, annunciata la decisione ai suoi cari, prese quei pochi beni in proprio possesso e li mise in una bisaccia, si lego' l'accetta che gli era comoda alla cinta, e parti' diretto verso la capitale, per potersi unire alle armate.

La vita militare
A contatto con una rigida struttura militare, Galvano si trovo' ben presto estraneo per quanto riguardava la disciplina e l'esercizio dei compiti che gli venivano assegnati: il suo modo di vivere, tra uomini che non erano abituati a gerarchie costituite, mal lo disponeva al rispetto formale che un cadetto qualunque avrebbe dovuto tenere, e la cosa gli era difficile specie con quei superiori che palesemente si mostravano ingiusti e lontani da abitudini consone alle virtu' aristoteliche. Ma fu quest'attaccamento all'Altissimo e alla Sua dottrina che gli permise di mantenere le sufficienti pazienza e costanza per imparare le regole necessarie a comportarsi da soldato affidabile; non solo, il suo vigore possente e la sua capacita' con la scure affinata lavorando col padre, assieme a tale dote, gli consentirono col tempo di ottenere riconoscimenti e affermazione nei corpi di cavalleria, tra i cui commilitoni sovente si trovava a raccontare i frammenti della vita dei Profeti e a discutere degli insegnamenti che i suoi genitori gli avevano trasmesso.

Il sogno
Tormentato ogni notte da visioni fumose, quando nel sopore profondo si sentiva inerme e debole come un pulcino, fu infine sorpreso in una di queste da una vicenda piu' nitida: seppure giovane, gli sarebbe stato affidato il comando di alcuni suoi pari scelti; nel procedere di pattuglia in una delle sue missioni, un forestiero di colorito verde (vesti comprese) lo avrebbe avvicinato e sfidato ("a dileggio di Dio se non avesse accettato") ad avere il coraggio di tagliargli la testa con un solo colpo d'ascia, a condizione di poter pero' restituire il medesimo colpo esattamente dopo un anno e un giorno, quando sarebbero stati presso la sua dimora. In questo sogno, dopo aver accettato per scherzo, Galvano sarebbe cosi' riuscito per davvero a mozzare la testa dello sconosciuto con la propria accetta, rimanendo di sasso nel vederlo afferrare il capo e scomparire, come nulla fosse. Svegliatosi di soprassalto, si accorse invece di essere nel proprio accampamento, salvo il trovare schizzi di colore verde sulla lama della propria scure.
Passarono pochi giorni e il giovane cavaliere ricevette davvero l'incarico prospettato nel proprio sogno, sebbene non vi fu alcun avvisaglia di ameni individui pronti a schernirlo in gioco come lo stessa visione prospettava; da allora, non ebbe piu' alcuna notte disturbata.

Come si dedico' alla fede lasciando le armi
Dopo un anno e un giorno esatti dal proprio sogno, in un momento di temporaneo distacco dalle truppe, Galvano pervenne nei pressi di una torre di colore verde, e li' vicino si fermo' per abbeverarsi. Mentre era chino con il capo alla sorgente, scorse dietro di se' una lama, in caduta per recidergli il collo: subitaneo si scanso', ma essa lo sfioro' in un punto dove il sole filtrava sulla sua pelle, rendendola piu' coriacea, e si conficco' a terra macchiata del sangue del militare; fortunatamente solo una ferita non profonda, ma era la sua stessa arma, un momento prima appesa al cavallo, che una presenza a tratti visibile sembrava impugnare contro di lui. Preso dalla concitazione, rivolse all'Altissimo un'invocazione e si getto' verso la figura, la quale a sentire la preghiera del ragazzo e sfiorandone il sangue rappreso sull'accetta, emise un grido acuto e lascio' cadere l'oggetto in una pozza di liquame verde, che si dissolse subito. Sotto al punto dove lo strano essere si era trovato, scostando l'arma e le foglie, Galvano trovo' un frammento di un libro, su cui era scritto "E tu Gracius, se anche tu vuoi diventare uno di questi pastori che guiderà i greggi, dovrai mettere da parte la tua spada, perchè le armi sono fonte di violenza mentre invece tu avrai la missione di insegnare l'amicizia e l'amore divino." Gli sovvenne alla mente allora uno dei racconti che in infanzia aveva ascoltato dalla voce della madre e comprese di dover lasciare la via della violenza per dedicarsi alla cura delle anime con cui sarebbe entrato in contatto.
Ritiratosi percio' dalla vita militare, intraprese un percorso di preghiera e meditazione, visitando alcuni eremiti coi quali discorse della grandezza della rivelazione aristotelica e apprendendo nel frattempo i segreti delle piante, che gli permisero di comprendere come alleviare le sofferenze dei malati attirati dalla fama di guaritore assieme al vuoto di fede che essi portavano con se': uno di loro, un giorno, preso da una forma complessa di psoriasi che gli produceva pustole, venne medicato da Galvano mentre questi lo invitava a rivolegere assieme laudi a Dio sulla creazione e la bellezza del mondo; seppure in primo momento scettico, egli ottenne dopo pochissimo tempo un sollievo mai goduto e odoro' un profumo soave provenire da sotto le pezze, che scostate gli rivelarono la pelle integra e in salute.
Fu cosi' che i malati, presi da incontenibile gioia dopo il primo contatto, non mancarono poi di tornare spesso a trovarlo per pregare assieme il Signore e i Profeti.

La morte
Vi fu infine il giorno, all'eta' di 60 anni, che Galvano, vissuto sino ad allora in salute alimentandosi solo di erbe, bacche e radici, si trovo' improvvisamente stanco, e si adagio'; fu un caso, o la mano dell'Altissimo, a dargli riposo nei pressi della verde torre memore del proprio passato. Alcuni fedeli lo trovarono disteso in un letto di foglie, illuminato dai raggi di sole e con la scure al petto incrociata al Libro delle Virtu', e li' ne seppellirono le spoglie. Era autunno, il 18 ottobre 912.[/rp]

Rimase a rimirare il lavoro ultimato, poi si inginocchiò ad uno dei banchi e si raccolse in preghiera.[/i]

_________________
ACCANTO ALLA VITA SEMPRE

m.azzurra

Messaggi : 679
Data d'iscrizione : 29.05.12

Vedere il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permesso di questo forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum